Lettera ad Angelo Barile del 6 luglio 1932
Descrizione materiale
Lettera su carta intestata Gabinetto Vieusseux.
| Archivio | Archivio Astengo |
|---|---|
| Tipologia | lettera |
| Formato di scrittura | ds. |
| Lingua principale | italiano |
Contenuto della lettera
| Incipit | Caro Angelo, gerti era ed è una signora di Graz. |
|---|---|
| Explicit | Vorrei meritare la metà di quanto mi concedi... |
| Congedo e firma | Ti abbraccia il tuo |
| Regesto | Montale, richiesto da Barile, fornisce un autocommento della poesia Carnevale di Gerti, uscita in La casa dei doganieri e altri versi: in particolare chiarisce l'identià dell'intestataria Gerti, signora di Graz, il cui marito era soldato (da cui l'accenno alle "caserme" del v. 39); si sofferma inoltre sul passo dei vv. 12-14, chiarendo come il "piombo" sia quello usato in un rituale divinatorio eseguito insieme alla donna in occasione del capodanno. Riconduce infine l'oscurità del componimento alla natura privata dei riferimenti in esso contenuti. Riferisce di essere stato però indotto a pubblicarlo dai lettori che hanno sostenuto il pathos coinvolgesse anche i non "addetti ai lavori". In ciò - scrive - lo conferma anche Barile, al quale (dolendosi di dovere a sua volta pagare le copie per gli amici) spedirà il secondo dei due esemplari della plaquette da questi prenotati. Montale ritorna poi sull'esito del premio dell'"Antico Fattore" e informa il corrispondente che una recensione a Quasimodo è uscita su "Solaria" a firma di Giansiro Ferrata, mentre una recensione di Salvatore Pugliatti colma di riferimenti musicali e troppo apologetico è stata rifiutata da Alberto Cartocci. Montale esprime da ultimo il desiderio di leggere una vera e propria esegesi di Quasimodo che ritiene mancare in entrambe le recensioni e annuncia che sulla rivista "Pegaso" ne parlerà Giuseppe De Robertis e Glauco Natoli scriverà invece di Adriano Grande. |
| Entità citate | Persone: |
L’opera in rete
Autocommento
- Carnevale di Gerti
Montale spiega che Gerti "era ed è una signora di Gratz. Aveva il marito soldato (accenno alle caserme) e lo vedeva solo in libera uscita. Il giorno di capodanno avevamo estratto a sorte alcuni doni per gli amici triestini e per gli stessi avevamo fatto un sortilegio abbastanza usato nel nord. Gettare per ognuno una cucchiaiata di piombo fuso in una tazza d'acqua fredda e dalle strane deformazioni solidificate che ne risultano dedurre il destino di ciascuno. Il resto (regressione nel tempo ecc.) è chiaro. Questa poesia doveva restare 'privata'; ciò ne spiega la diffusione e la relativa oscurità, insolita in me".
Bibliografia
Edizione di riferimento
Giorni di libeccio. Lettere ad Angelo Barile (1920-1957) Astengo, Domenico; Montale, Eugenio; Costa, Giampiero, Milano, Archinto, 2002
Compilatore: Michel Cattaneo