Lettera a Massimo Mila del 5 aprile 1946
Descrizione materiale
Lettera ds. con interventi e firma autografa.
| Archivio | Paul Sacher Stiftung Basel |
|---|---|
| Tipologia | lettera |
| Formato di scrittura | ds. |
| Lingua principale | italiano |
Contenuto della lettera
| Incipit | Caro Mila, |
|---|---|
| Explicit | Ricorderai anche tu i tempi di Gobetti... |
| Congedo e firma | Molti saluti affettuosi dal tuo |
| Regesto | Montale esprime il suo giudizio sulle poesie di Flavio Testi (raccolte nel volume Talìa), invitando Mila a suggerire al giovane poeta, che è anche musicista, di non farsi sviare dalla musica, che in poesia deve essere raggiunta attraverso un "approfondimento interiore del suono". Ciò, secondo Montale, spiegherebbe peraltro perché le poesie moderne non si prestino a essere musicate, diversamente da quanto vorrebbero Ildebrando Pizzetti "e soci". In ogni caso, Montale ritiene che il volumetto di Tesi meriterebbe una segnalazione, ma non può prendere un impegno in tal senso, essendo oberato da collaborazioni con vari giornali necessarie per "sbarcare il lunario", mentre i fascisti hanno ripreso i loro posti di lavoro meglio pagati di lui. Informa inoltre Mila di non occuparsi affatto del "Mondo" e di non essere quindi responsabile se la rivista pubblica colonne apologetiche su Ugo Ojetti. Afferma infine di conoscere poeti torinesi cui Testi darebbe fastidio: infatti riceve costantemente "pacchi di versi", ma non risponde a nessuno dei mittenti. Montale segnala quindi una fase di "inflazione poetica" ben diversa da quella in cui egli aveva esordito ai tempi di Gobetti. |
| Entità citate | Persone: |
Bibliografia
Edizione di riferimento
Carrai, Stefano; De Santis, Mila, Il carteggio fra Eugenio Montale e Massimo Mila, Firenze, SEF, 2019, pp. 625-647
Compilatore: Michel Cattaneo