Lettera a Sergio Solmi del 10 gennaio 1920
Descrizione materiale
Lettera manoscritta con inchiostro stilografico su sei mezze facciate.
| Archivio | Fondazione Sapegno |
|---|---|
| Tipologia | lettera |
| Formato di scrittura | ms. |
| Lingua principale | italiano |
Contenuto della lettera
| Incipit | Mio Sergio carissimo, | |
|---|---|
| Explicit | Ho presentato Sbarbaro a Grande, il quale te ne parlerà. Per |
| Congedo e firma | Perdona le scorrettezze e accetta un abbraccio dal tuo | |
| Regesto | Montale si scusa di non aver risposto subito, essendo venuto in quei giorni Adriano Grande a Genova. Dichiara il suo affetto e la sua stima per Solmi e si descrive come un «vecchissimo fanciullo». Si dice venuto all'arte dalla filosofia, commentando il proprio bisogno di un indole etica più che estetica. Giudica positivamente il componimento Cadore inviatogli da Solmi, mettendolo però in guardia affinché «l’indifferenza (in arte) verso la cosa non ti porti a volatilizzare le parole, e a creare in certo modo una poesia prima della espressione». Conclude informandolo della prossima uscita della rivista «Le novità», con scritti di Bonzi, e dicendo di aver presentato Camillo Sbarbaro a Grande. |
| Entità citate | Persone: Opera citata: |
L’opera in rete
Dichiarazione di poetica
- Poesia
«[...] sono un vecchissimo fanciullo. Molte contraddizioni, come vedi. All’arte sono venuto dalla filosofia: la soluzione del mio problema artistico è per me un bisogno d’indole essenzialmente etica più che estetica: forse il bisogno di risolvere tutte le antitesi e i dualismi nell’opera di bellezza.»
Bibliografia
Ciò che è nostro non ci sarà tolto mai. Carteggio 1918-1980 Montale, Eugenio; Solmi, Sergio; D'Alessandro, Francesca, Macerata, Quodlibet, 2021
Compilatore: Giulia Bassi