Lettera a Irma Brandeis del 5 dicembre 1933

Mittente: Eugenio, Montale
Data: 5 dicembre 1933 - 7 dicembre 1933
Partenza: Firenze
Destinatario: Irma, Brandeis
 
Arrivo: [New York]

Descrizione materiale

Lettera ms. scritta a penna sul recto e verso di due mezzi fogli di carta. Sul recto della prima carta si trova l'intestazione "Gabinetto Vieusseux | Firenze".

ArchivioArchivio Bonsanti
Tipologialettera
Formato di scritturams.
Lingua principaleitaliano

Contenuto della lettera

Incipit

Dearest Irma,
"last letter: a week ago"?

Explicit

Ora cerco le partenze sul N. York Herald. Le troverò?

Congedo e firma

Think of me, if you can.
Arsenio

Regesto

Montale nega di seguire una filosofia specifica nella sua scrittura; al contrario afferma la propria concezione di poesia come "questione di memoria e di dolore", vale a dire come rielaborazione dell'esperienza vissuta, dei propri ricordi e sentimenti. Esprime poi un parere decisamente negativo su Beethoven, mentre apprezza Verdi, soprattutto Il trovatore e le parti di Filippo II nel Don Carlos e di Fra Melitone nella Forza del destino. Passando a parlare di narrativa, promette l’invio degli Indifferenti; per il resto gli sembra che non ci siano buoni romanzi italiani, semmai qualche novella di Loria. Chiede un parere su Faulkner e sulla letteratura americana contemporanea. Ha finito la traduzione di Léonie Adams, anche se “le due lingue sono troppo diverse”. Spera che il nuovo podestà di Firenze possa risollevare le sorti del Vieusseux. Chiede informazioni sul nuovo sindaco di New York. Vuole che Irma gli mandi i negativi di qualche sua bella fotografia, da poter ingrandire. A distanza di due giorni, dopo aver parlato col podestà, torna a scrivere a Irma per aggiornarla sulla situazione del Viesseux, che sembra sopravviverà. Chiede notizie della famiglia e di alcune conoscenze comune; in particolare vuole essere aggiornato dopo l'incontro con Loria. Chiede se ha ricevuto la recensione di Campanile e Punta del Mesco. Non le ha ancora inviato l’amuleto perché deve chiedere a Praz l’indirizzo del venditore. Infine sancisce la decisione di fare riferimento a Mussolini col nome di “the Cardinal” da qui in poi.

Entità citate

Persone:
Ludwig van Beethoven (Citato anche come "nume di Bonn")
[Giuseppe Verdi]
Alberto Moravia
Arturo Loria
Giovanni Battista Angioletti
William Faulkner
Léonie Adams
Giovanna Calastri
Mario Praz
Paolo Venerosi Pesciolini, conte (Chiamato "Onorevole Signor Podestà di Firenze" e poi "Lord Major")
Fiorello La Guardia
Guido Cavalcanti
Frederick Brandeis (Chiamato "Fred")
Lyndal Heller (Citata come "tua cognata")
Spatz
Achille Campanile
Benito Mussolini (Chiamato "The Cardinal", con un soprannome stabilito proprio in questa occasione)

Opere di altri autori:
Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 5
Giuseppe Verdi, Il trovatore
Giuseppe Verdi, Don Carlos
Giuseppe Verdi, La forza del destino
Alberto Moravia, Gli Indifferenti
Guido Cavalcanti, Perch’i’ no spero di tornar giammai, Cita il verso 25, "molto di ciò ten [sic] preco"

Luogo:
Firenze, Gabinetto Vieusseux: Citato come "W.C.", con particolare riferimento alla sua "cellar", Firenze: Chiamata anche "Città del Giglio e dei Fiori", Berlino, Metropolitan Opera House, New York

L’opera in rete

Riferimento

  • Libri [A. Campanile, Cantilena all'angolo della strada e Amiamoci in fretta]

    Montale chiede se Irma ha ricevuto la sua recensione a Campanile uscita su "Pan".

  • Punta del Mesco

    Montale chiede se Irma ha ricevuto il fascicolo della "Gazzetta del Popolo" con il suo "last not least poem", ossia "Punta del Mesco".

  • Léonie Adams, Ninna nanna

    Montale scrive di aver "adattato" alla meglio la poesia di Léonie Adams, anche se "c'era poco da fare" perché "le due lingue sono troppo diverse".

Materiale

  • La piuma di struzzo

    Tra i riferimenti verdiani presenti nella lettera, particolarmente caro a Montale è quello a Fra Melitone, che tornerà in diverse prose e in particolare in "La piuma di struzzo".

  • Gli orecchini

    Torna il riferimento agli "earrings" come connotato essenziale di Clizia nell'immaginario montaliano.

Dichiarazione di poetica

  • Poesia

    Montale afferma di non riconoscersi in alcuna filosofia, anche se “ne hanno estratta più d’una” dai suoi versi, “a torto”. La poesia per lui “è questione di memoria e di dolore. Mettere insieme il maggior numero possibile di ricordi e di spasimi, e usare la forma più interiore e più diretta”. Per questo gli “occorrono anni per accumulare poche poesie”, mentre “l’esecuzione materiale, poi, è rapida; spesso è questione di minuti”.

Bibliografia


Montale, Eugenio, Lettere a Clizia Bettarini, Rosanna; Manghetti, Gloria; Zabagli, Franco, Milano, Mondadori, 2006

Compilatore: Federica Massia